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Anno 5 - N.10 22 05 2009
Il mini eolico promette bene, ma deve ancora crescere.

Il mercato italiano dei piccoli impianti eolici, da 1 a 200 kW, è stato al centro del convegno “Mini e micro eolico” svoltosi nell’ambito di Solarexpo & Greenbuilding. Durante l’evento si è discusso delle tecnologie e dei prodotti presenti sul mercato, delle prestazioni delle macchine, della nuova normativa e degli incentivi per un settore che ancora nel nostro paese non ha avuto uno sviluppo importante, ma che potrà fin dai prossimi anni crescere a tassi notevoli.
Secondo Luciano Pirazzi dell’Enea “allo stato attuale manca ancora un controllo e una garanzia certificata di qualità delle macchine sul mercato, la loro adeguatezza ai siti a bassa ventosità, tipici di molte aree dell’Italia, un funzionamento ottimale e con ridotti costi di manutenzione”.
Alla luce della nuova normativa entrata in vigore di recente (Finanziaria 2008 e decreti attuativi del 2 gennaio 2009), si prevede che le macchine fino a 200 kW di potenza possano accedere anche a una tariffa omnicomprensiva di 0,30 € per ogni kWh prodotto e per 15 anni. Pirazzi ritiene “che adesso tocca alle aziende produttrici dimostrare che questo mercato ha tutte le credenziali per attecchire dimostrando livelli prestazionali e standard sempre più efficienti”.
C’è ancora molto da fare soprattutto in termini di prove sperimentali sul campo, di test dei componenti e di ricerca e innovazione.
A questo proposito un interessante intervento di Lorenzo Battisti dell’Università di Trento (Dipartimento Ingegneria meccanica e strutturale) ha raccontato l’esperienza di prove in un campo eolico sperimentale sull’efficienza elettrica. “Dalle prove sperimentali si capisce che, è necessario un miglioramento tecnologico delle macchine soprattutto per ciò che concerne la loro affidabilità”. “I costruttori non sono organizzati per elaborare utilmente le informazioni di ritorno dei siti dove le loro turbine sono installate”, ha aggiunto.
Oltre a far notare che i componenti sono poco standardizzati e la diagnostica è ancora scarsa, il professore dell’Università di Trento ha fatto notare come spesso “non esista molta corrispondenza tra curve di potenze fornite dai costruttori (solo teoriche) e le curve sperimentali ottenute sul posto”.
Inoltre, i costi di manutenzione dichiarati dalle aziende sono spesso sottostimati rispetto alla realtà, ma soprattutto le prestazioni in termini di energia elettrica prodotta spesso non sono attendibili e, come ha spiegato Francesco Lioniello, del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Napoli “dati sulla ventosità anche leggermente differenti (ad esempio, 5 o 6 metri al secondo) portano a risultati economici molto variabili, anche di quasi 2 volte”.
Battisti è stato esplicito in questo senso: “servono rigidi criteri di certificazione su prestazioni energetiche e strutturali per tutelare consumatori e produttori di energia, tanto che basare criteri di scelta solo su parametri quali il costo per unità di potenza può essere molto fuorviante”.
Il mondo accademico si sta muovendo con uno sguardo al mercato: un esempio è rappresentato da alcune macchine eoliche ad asse orizzontale e ad asse verticale create da uno spin-off del dipartimento di Ingegneria Aerospaziale & Eolpower, descritte da Lionello. Questi sistemi, utilizzabili in aree urbane e su edifici, dimostrano come le sinergie tra ricerca e industria siano il fondamento per lo sviluppo di un settore tecnologico che ha potenzialità estremamente interessanti anche per gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili che il nostro paese dovrà raggiungere al 2020.