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Ciascuno può fare la sua parte. È questo il messaggio implicito in uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) degli Stati Uniti. Un gruppo di sociologi, economisti e ambientalisti americani dimostra che le sole azioni domestiche, attuate con impegno e costanza, nell’arco di un decennio potrebbero abbattere l’anidride carbonica di percentuali significative, paragonabili a quelle richieste dal Protocollo di Kyoto.
Ma quali sono le azioni domestiche che potrebbero avere effetti concreti sul clima? Per prima cosa bisogna prestare attenzione all’isolamento termico degli edifici, responsabile di considerevoli perdite di energia. I punti più delicati sono coperture e infissi. Importante è anche la scelta di caldaie e condizionatori, spesso inefficienti. Per gli edifici di nuova costruzione non bisogna dimenticare che esistono criteri architettonici ormai ben sperimentali per favorire il condizionamento interno.
Un’attenzione speciale deve essere posta alle modalità di uso di tutti gli elettrodomestici: non scegliere programmi di lavaggio lunghi ed energici per capi di biancheria non troppo sporchi oppure staccare le spine degli apparecchi elettrici che continuano a consumare energia anche quando sono apparentemente spenti (posizione di standby). Importante è non tenere al massimo la temperatura degli scaldabagni elettrici, che consumano molta energia.
Per quanto concerne l’automobile, esistono alcuni accorgimenti per una corretta manutenzione che fanno risparmiare significative quantità di carburante: evitare accelerazioni e frenate continue; ridurre le velocità massime di crociera; optare per pneumatici a basso coefficiente di attrito.
Questi piccoli accorgimenti, secondo gli autori della ricerca PNAS, se sistematicamente adottati negli Stati Uniti, potrebbero portare in un decennio all’abbattimento del 7,4 % delle emissioni nazionali. Risultati più o meno simili si potrebbero raggiungere negli altri Paesi industrializzati, con percentuali eguali o più elevate nel caso di sistemi energetici complessivamente inefficienti, come quelli di Canada e Australia e percentuali più ridotte nei Paesi dell’Europa Occidentale, già dotati di sistemi mediamente più efficienti.
L’importanza di questi gesti quotidiani è evidente, se si considera che nei dieci anni successivi all’approvazione del Protocollo di Kyoto, i provvedimenti presi dai governi hanno fallito rispetto all’obiettivo di ridurre le emissioni del 5,2%.