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Anno 5 - N. 24 22 12 2009
Copenaghen, uno pseudo-accordo senza impegni vincolanti

Si è chiuso sabato scorso, dopo 13 giorni, il vertice di Copenaghen (COP15) delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’ennesima conferenza deludente sfociata di fatto in un accordo né legalmente né politicamente vincolante. Dopo una 24 ore di lavori senza pausa, la Conferenza ha partorito un “sì” fortemente condizionato.
Alla vigilia dei lavori il mondo si aspettava un accordo globale e storico per salvare il Pianeta dalla crisi climatica ma così non è stato.
Durante la sessione Plenaria, la Conferenza Onu ha "preso nota" dell'accordo per uscire dall'impasse e rendere operativo un testo politico. Un accordo senza cifre sulle riduzioni della CO2, con il riconoscimento dei dati scientifici che stabiliscono a 2 gradi il massimo di aumento della temperatura, e con una certezza solo sui fondi, 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 e 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020. A vincere è la Cina che aveva rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti i paesi.
La decisione comprenderà la lista dei paesi che si sono detti a favore dell'intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari. Per avere un accordo vincolante l'Assemblea doveva invece votare per consenso il testo. Una formula che si è resa necessaria dopo la 'rivolta' notturna guidata dal primo ministro dello Stato insulare del Pacifico, Tuvalu, che ha annunciato il proprio voto contrario aprendo un vaso di Pandora. Durissimi gli interventi successivi del Venezuela e del 'blocco' dei paesi di America Latina e Centrale come Bolivia, Cuba, Costa Rica e Nicaragua. L'Accordo è l'espressione di Usa più quattro paesi, Cina, India, Sudafrica e Brasile. L'Ue ha detto sì anche se in modo tiepido e la delusione dei 27 è trapelata con evidenza.
Nel dettaglio il testo è composto da 12 punti, scompare l'obiettivo 2016 di 1,5 gradi che accontentava le piccole isole, e appare il 2015 come data utile per completare il processo e implementare l'accordo. Le cifre dovranno essere definite entro il primo febbraio 2010 - per i paesi in via di sviluppo attuare azioni di mitigazione in base alle loro specifiche caratteristiche nazionali. Ogni due anni questi paesi dovranno fare rapporto sui risultati degli interventi - completamento e implementazione entro il 2015. Il documento contiene anche le griglie dove i paesi devono mettere i target ma anche delle tabelle che riguardano gli impegni approvati o dichiarati dai singoli stati. L'Europa è l'unica ad avere una legge. Per quanto riguarda i 'fast start', ovvero le risorse economiche da subito disponibili, una tabella riassume la situazione: 10,6 miliardi di dollari dall'Ue; 11 miliardi di dollari dal Giappone e 3,6 miliardi di dollari dagli Stati Uniti.
"Faremo di tutto perché l'accordo diventi legalmente vincolante entro il 2010", ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon al termine della maratona notturna. "E' una prima tappa essenziale" ha aggiunto.
"Grande delusione" per il risultato raggiunto a Copenaghen che dimostra come sia necessario "riformare il metodo di lavoro dell'Onu con urgenza". Questa la reazione del Parlamento Ue, presente a Copenaghen con una delegazione, al termine della conferenza sul clima. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy esprime "delusione" per il mancato riferimento al taglio delle emissioni globali. La nuova Conferenza delle parti si terrà a Bonn entro 6 mesi.
Barack Obama, arrivando a Copenaghen, aveva subito precisato: "Siamo qui non per parlare ma per agire" chiamando il mondo a un accordo anche "se imperfetto". Obama aveva anche detto che "l'America è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto leader". "Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale". Alla fine l'applauso è freddo e più di cortesia che di giubilo.
Alla conferenza hanno partecipato 193 paesi, oltre 100 capi di stato e premier e sono state registrate 45.000 richieste di accrediti.