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Anno 6 - N 14 21 07 2010
Investire su efficienza energetica e rinnovabili conviene

Servono ingenti investimenti addizionali (46 mila miliardi di dollari) in fonti rinnovabili, efficienza energetica e tecnologie a basso contenuto di carbonio necessari a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 50% al 2050. Il saldo sarà però positivo visto che queste risorse porteranno a un risparmio in termini di spese evitate per combustibili fossili di 112 mila miliardi di dollari, consentendo un risparmio cumulato netto, nel periodo 2010-2050, pari a 66 mila miliardi di dollari. E’ quanto emerge dal rapporto "Le prospettive tecnologiche dell'energia" dell'International Energy Agency (Iea).
Se si realizzasse lo scenario più ‘virtuoso’, sarebbe possibile un abbassamento di emissioni in atmosfera, combinando diverse misure fra le quali un mix produttivo che comprenda fonti rinnovabili e nucleare, efficienza energetica, investimenti in nuove tecnologie e sequestro della CO2.
Una nota stampa spiega che “la soluzione al problema energetico si concretizza in un mix di tecnologie e politiche diversificato al punto da contrastare le oscillazioni troppo spesso causate dai mercati e dalle congiunture geo-politiche internazionali”. I principali settori da tenere sotto osservazione sono quello elettrico, l'industria nel suo complesso, il residenziale, il terziario e quello dei trasporti. Secondo l'Iea “la sfida attuale è una rivoluzione tecnologica su scala globale sostenuta dall'integrazione dei più potenti mercati internazionali”.
In questo contesto l’Italia appare però poco competitiva e poco attraente per gli investitori stranieri. Secondo il “World Investment Report 2009” dell'Unctad (United Nation Conference on Trade and Development), l’Italia nel 2008, ha rappresentato solo il 3,5% del totale mondiale. Ci superano non solo i paesi come Usa, Cina, Francia considerati fra i più attrattivi, ma anche stati come il Messico, la Nigeria e la Turchia. Nel 2006 e 2007 gli investimenti in Italia ammontavano a 40 miliardi di dollari, ma nel 2008 con la crisi sono precipitati a 17 miliardi. Un calo del 57,5%, mentre nello stesso periodo la Francia è scesa solo del 23,3%.
Il nostro paese rischia quindi non solo di rimanere indietro nella corsa verso l’energia pulita e l’indipendenza dalle fonti fossili, ma anche di non riuscire a sfruttare le opportunità economiche di questo momento storico: investendo pochi soldi pubblici e non essendo capace di attirare capitali stranieri, l’Italia con ogni probabilità non godrà dei guadagni (anche economici) derivanti dagli investimenti nel settore.